Rockin Field - 28 Luglio 2008, Idroscalo di Milano

 

 

--> Tutte le Fotografie divise per Band

 

Tutti i file Video che dopo elencherò sono in .MOV con anche l'Audio: a breve inventerò un sistemino più pratico, ma per il momento siamo obbligati a scaricarci i Video su PC prima di vederli.

 

Bene ... da dove cominciamo ...

Il concerto è iniziato alle ore 14.00 all'Idroscalo di Milano (ed è finito alle 12.30 con rientro a casa non troppo incasinato), ma io e Putty siamo arrivati con mezzora di ritardo (strano ...), quindi mi sono perso i primi gruppetti di spalla (dei quali non ricordo neppure il nome ed hanno fatto solo una canzone a testa) e gli Eluvitie, però mi hanno riferito che hanno fatto un ottimo concerto!

 

 

Biomechanical: partono proprio loro, ma non mi hanno esaltato più di tanto ... gruppo di origini britanniche che esegue Heavy Metal con qualche influsso guttural. Volume altissimo, atto per stendere il pubblico come ogni buon gruppo di spalla deve fare e visto che non ce la facevamo più a metà concerto siamo andati a farci un giro: la sorpresa non è mancata in quanto abbiamo beccato il buon Pinulo con un gruppetto di critici musicali (un buon modo per entrare a sbanfo senza pagare ... non vi sembra?). Da questo momento il nostro misero gruppetto si è allargato e di lì a breve saremmo riusciti anche a raggiungere un bel posto panoramico vicino al palco!
Prima però abbiamo fatto un po' il punto della condizione dei gruppi che a breve ci saremmo apprestati ad sentire e ci siamo preparati all'ascolto dei Threshold, che avevo quasi tralasciato.

 

 

Threshold: rivalutati completamente! Straordinari in Live, con una grandissima capacità di coinvolgere il pubblico. E poi ... cigliegina sulla torta: un gruppo Heavy Metal che si rispetti deve anche avere un batterista adeguato e, come potete ben osservare dalle foto, abbiamo un bellissimo giovane di colore alle percussioni! E garantisco io ... pestava come un dannato!
I Threshold si sono esibiti anche al Wacken Open Air Fest 2008 e sono ancora in tour: bellissime canzoni e grande performance specialmente del chitarrista e del cantante in Live ... vale davvero la pena ascoltarli dal vivo!

 

--> Video: Threshold in Concerto

 

Vision Divine: ci apprestiamo ora a seguire un gruppo molto caro agli amanti del Metal in Italia. I Vision Divine infatti sono itialiani e il cantante è conosciuto veramente da tutti: Fabio Lione, ex-cantante dei Rhapsody of Fire, il celebre gruppo Epic Metal di origini italiane che purtroppo non viene quasi mai a fare concerti in Italia. Grandi nomi nei Vision Divine, ma in live c'è stata poca resa: infatti non hanno spinto tanto come in atri concerti e le loro canzoni più belle, come quelle tratte dall'Album "The Perfect Machine", sono uscite un po' scemate; inoltre il gruppo in occasione di questo concerto ha tentato di lanciare il suo ultimo Album, "The 25th Hour", ma senza troppo successo davanti a un pubblico troppo calmo.

 

--> Video: Vision Divine in Concerto

 


Cominciava ad esserci meno luce, quindi la macchina fotografica gentilmente prestatami da Chowa (la quale di certo non è proprio l'ultimo modello in circoltazione e non è paragonabile tipo a quella di Bilbo) ha cominciato a sfuocare tutto ciò che avveniva sul palco ... per gli Helloween e gli AvantasiA è stato praticamente impossibile effetuare foto decenti, quindi ho fatto più Video.


Verso la fine del concerto dei Vision Divine, improvvisamente nel pubblico si è palesato quel gran figo di Sascha Paeth, il chitarrista degli AvantasiA. Se non fosse stato per Pinulo non mi sarei accorto della sua presenza, ma per fortuna siamo riusciti a farci fare una foto assieme a lui ... è stato stupendo rivederlo poche ore dopo sul palco!

 


Epica: bè ... quando il palco stava per essere abbandonato dai Vision Divine, ecco che qualche piccola gocciolina innocente di acqua cade dal cielo. Siamo tutti con il naso all'insù: "Ma va ... sarà sicuramente una nuvoletta passeggera" ci rassicura tutti Pinulo, ma il diluvio universale stava minaccioso per incombere su di noi e non appena la band ha fatto il suo ingresso, ecco che tuoni e fulmini e qualcosa che se non era grandine le assomigliava molto piombò su di noi. Per un certo tempo abbiamo tentato un inutile riparo sotto uno dei già affollatissimi alberi che dimorano all'interno dell'Area Concerti dell'Idroscalo, ma poi, vuoi che gli Epica non li avevo mia sentiti in Live, vuoi il fascino di pogare davanti ad una Band di Epic Metal sotto i fulmini, abbiamo raccimolato delle mantelle e siamo entrati nella mischia formata da coloro che se ne fregavano dell'acqua.

Come concerto, a parte le mantelle che ci facevano sembrare tanti funghetti che saltellano e i 20 centimetri di fango in cui eravamo costretti a sguazzare, gli Epica non sono stati un gran chè: volume molto alto e poi pochi sono i loro Live belli, in quanto utilizzano molto strumenti tipo Organo ed Archi, ma non potendo portare in tour sempre l'orchestra, vanno di suoni campionati e sintetizzati, il che non crea un bell'effetto sul pubblico; il campionamento di suoni comprendeva Archi, alcuni Timpani e l'Organo, per cui il tastierista non ha toccato tasto, fingendo di suonare per tutta la durata del concerto ...


La cantante Simone Simons (fidatevi ... è una donna, anche se dal nome sembra un travestito!) ha fatto la sua scena, esibendo al pubblico un abbigliamento che più attillato non si poteva e questo è stato il particolare più interessante del concerto della Band Olandese.

In un momento di calma sono anche riuscito ad uscire dalla mischia ed effettuare un video, ma il tutto è stato possibile grazie alle batterie che molto gentilmente un amico di Pinulo mi ha prestato.

 

--> Video: Epica in Concerto

 

 

Helloween: mai in tutta la mia carriera concertistica ho avuto modo di assistere ad un cantante così in forma e con una voce così potente: neppure Steve Lee dei Gotthard mi aveva fatto questa impressione ... ero davvero commosso, ma pensavo anche che dopo gli AvantasiA dovevano dimostrarsi ancora superiori a questa straforma della connazionale Super-Band Tedesca (e così è incredibilmente stato!)


Il concerto ha avuto la seguente scaletta (chi conosce le canzoni, ora si sta mettendo le mani fra i capelli!):


Crack the riddle (intro)
Halloween
March of time
As long as I fall
A tale that wasn’t right
Eagle fly free
If I could fly
Dr. Stein
Medley: (I can, Where the rain grows, Perfect gentleman, Power, Keeper of the seven keys)

Future world
I want out


Veramente incredibile ... "Helloween" e "The March of Time" sono state eseguite in modo divino. Dalle foto poi potrete ammirare la stupenda coreografia scelta dalla Band: l'enorme "Gambling with the Devil" sul fondo, l'abbigliamento del cantante Andi Deris e le due enromi zucche gonfiate durante la fase conclusiva del concerto ... semplicemente stupendo!
A metà concerto vi è anche stato un assolo di batteria di quel pazzo di Daniel Loeble (potete ammirare la sua Batteria dalle foto) che ha fatto esaltare tutti, del quale ho avuto anche modo di effettuare un piccolo video!

 

--> Video: gli Helloween iniziano il Concerto
--> Video: Helloween in March of Time
--> Video: Helloween e l'assolo di Daniel Loeble

 

 

Avantasia: ok ... prima di cominciare a parlare di quello che è stato il momento più bello della serata, devo spiegare il significato di quelle due foto che mi ritraggono assieme ad un losco individuo: chi è mai costui? Bè ... ho scoperto che è uno che ne sa veramente di brutto in quanto a musica, pecchato che è anche il batterista dei Longobardeath (prego visitare il sito di Wiki quì) fresco del suo ultimo lavoro: Polenta Violenta! La foto sfuocata (ovviamente non l'ho fatta io ...) si sarebbe dovuto inquadrare me e il Batterista che indicavamo Pinulo ...

Incredibile concerto ... vi riporto la recinsione che Pinulo ha pubblicato su EUTK (potete ritrovarla quì) in quanto coincide proprio con quello che ho potuto assistere a questo grandioso concerto, a parte il giudizio su "I don't belive in your Love", che secondo me è stato uno dei cavalli di battaglia più potenti che Tobi poteva utilizzare ed ha riscosso grandi emozioni nel pubblico:

“We don’t like the true heavy metal but we get paid for it”. Questa la frase pronunciata da un istrionico Tobias Sammet poco prima dell’esecuzione di “Shelter from the rain”. E fatemi dire che ho il sospetto che non scherzasse affatto! Negli anni il singer e compositore tedesco ha dimostrato di avere una marcia in più, tanto che il rimanere ingabbiato all’interno delle solite etichette stava probabilmente cominciando ad andargli stretto. E così ecco arrivare “Rocket ride”, un disco bellissimo, che si discostava non poco dal classico trademark della band, e successivamente il terzo capitolo di Avantasia, un disco decisamente diverso dai precedenti, e che infatti ha ricevuto la sua buona dose di critiche. Questa sera assistiamo finalmente alla celebrazione live di quello che è indubbiamente uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni, e la maggior parte dei presenti è qui soprattutto per sentire del buon power metal. Nessuno andrà via deluso, ma state attenti, perché ho la certezza che il buon Tobi sia molto di più di ciò che sembra, e che presto potrebbero arrivare delle belle sorprese…
Eccoci qui, dunque, con la consapevolezza che quella di stasera sia un’occasione più unica che rara: quando mai capita di vedere un tale cast di musicisti riuniti sullo stesso palco? Per fortuna le aspettative, che erano parecchio alte, non sono state tradite: quando il riff sabbathiano di “A twisted mind” irrompe dagli amplificatori e la band sale sul palco, abbiamo tutti la certezza che assisteremo ad uno show speciale. Tobi si presenta agghindato come nemmeno il peggior Steven Tyler, ma glielo perdoniamo alla grande! La sua voce è potente e passionale come al solito, non è un mostro di tecnica come i suoi compagni di avventura, ma per il ruolo che ha basta e avanza. Dopo questo antipasto, è la volta delle orchestrazioni celtiche di “The scarecrow”, una canzone che per me significa solo una cosa: arriva Jorn Lande! E difatti, quando il norvegese fa il suo ingresso dall’alto dello stage, e inizia a cantare “So you’re an angel meant to walk down here…”, la pelle d’oca è già alta un metro! Spaventoso, letteralmente spaventoso, decisamente meglio di quanto lo vidi coi Masterplan qualche anno fa. E sulla successiva “Another angel down” ogni altro aggettivo si spreca: bisognava esserci per capire. Siamo a tre canzoni, ed è già eccezionale: del resto con la band stellare che Tobi si è portato in giro, è difficile fallire il compito. Sascha Paeth (momento emozionante quando l’ho incontrato prima dell’inizio show e gli ho rivelato il mio folle amore per gli Heaven’s Gate… peccato mi abbia risposto che non ci sarà mai nessuna reunion) lo conosciamo tutti, Robert Hunecke è un altro reduce dagli Heaven’s Gate, che per chi scrive sono stati la più grande power metal band del globo (non esagero! Procuratevi “Livin’ in hysteria e sappiatemi dire). E poi Miro alle tastiere, Felix Bonhke degli Edguy alla batteria e alla seconda chitarra niente meno che il mitico Oliver Hartmann, ovvero uno dei più grandi talenti della scena hard rock ed heavy metal: cantante eccellente, compositore magistrale (vi rimando alle recensioni dei suoi due album solisti) e adesso anche chitarrista di tutto rispetto! Facciamo subito un monumento a quest’uomo! A sostenere egregiamente le parti vocali, ci sono poi Amanda Sommerville e un’altra cantante di cui non ho afferrato il nome. Non è una band vera e propria, ma l’affiatamento che dimostrano è ammirevole, specie se si considera che non hanno suonato molto dal vivo con questa formazione.
La setlist privilegia ovviamente i brani dell’ultimo disco, ma vengono eseguite anche cose più datate come “Reach out for the light”, nella quale fa la sua prima comparsa André Matos, che si occupa delle parti che sul disco erano di Kiske. Il singer brasiliano si presenta con look barocco come al solito, esalta il pubblico da vero frontman qual è, ma ha un microfono dannatamente basso, così che sarà il più penalizzato di tutta la serata.
Ma la vera sorpresa di questa sera (fino a un certo punto, dato che la notizia circolava da qualche giorno) è la presenza unica ed esclusiva di Bob Catley, che è potuto esserci all’ultimo momento grazie alla cancellazione di un concerto dei suoi Magnum. Insieme lui e Sammet eseguono “The story ain’t over”, una perla che è stata sciaguratamente lasciata fuori dalla tracklist del disco. Inutile dire che l’interpretazione del piccolo singer britannico è commovente: valeva la pena di esserci solo per questi pochi minuti! Si prosegue alla grande con la veloce “Shelter from the rain”, sulla quale compare di nuovo Matos e che è impreziosita da un altro, grandissimo, intervento di Bob Catley. Viene poi il turno di “Lost in space”, song che ha generato ogni sorta di polemica in merito al suo presunto carattere commerciale; lo stesso Sammet ironizza sulla cosa ma poi giustamente ci tiene a precisare che non gliene frega nulla di quello che la stampa può scrivere di lui e dei suoi pezzi, in quanto è convinto che se un pezzo è bello, lo rimanga comunque, pop o metal che sia. Come dargli torto? Calo di tensione solo durante “I don’t believe in your love”, che nonostante l’ottima prova di Hartmann rimane il pezzo più debole dell’intero disco.
Emozionante è invece il tuffo nel passato rappresentato da “Avantasia” (ovviamente cantata in coro da tutto il pubblico) e dalla meravigliosa “Serpents in paradise”, con un Lande sempre più stratosferico ad esibirsi nella parte che fu di David De Feis.
Graditissima sorpresa è poi la presenza di “Promised land”, altra outtake del disco di valore eccelso, che ci viene riproposta nell’ennesimo duetto da pelle d’oca tra Sammet e Lande.
Siamo alla fine, purtroppo: nei bis arrivano una tenebrosa versione di “The toy master” (si poteva anche evitare, senza Alice Cooper è un pezzo che ha poche ragioni di essere) e una toccante “Farewell”, sulla quale finalmente abbiamo l’occasione di ammirare la voce di Amanda Sommerville. Infine, a coronamento di uno show pericolosamente vicino alla perfezione, ecco arrivare una potente “Sign of the cross”, con la partecipazione di tutto il cast vocale al gran completo e con una divertentissima presentazione della band da parte di un Sammet sempre più frontman di razza. In coda, c’è anche tempo di infilare il ritornello della strepitosa “Seven angels”, che fa cantare e saltare i presenti, in un tripudio festoso che è il perfetto sigillo di una serata davvero riuscita.
Concerto metal dell’anno? Per quanto mi riguarda potete scommetterci! Anche se, da fastidioso pignolo che sono, non posso evitare di infilare un paio di appunti: il secondo capitolo di “Metal opera” è stato completamente trascurato e soprattutto, avendo a disposizione due pezzi da novanta come Bob Catley e Amanda Sommerville, non sarebbe stato meglio sfruttarli di più? Sinceramente avrei gradito “What kind of love” e “Cry just a little”...
Sono dettagli, comunque: quello di stasera è stato un concerto emozionante come davvero da molto tempo non ne vedevo. Grandi Avantasia! Adesso cominciamo tutti ad attendere il nuovo Edguy …

 

Successivamente gli AvantasiA si sono anche esibiti al Wacken Open Air Fest 2008, il celebre Festival Metal che ormai da 20 anni porta in Germania i più famosi gruppi e le più belle canzoni del nostro decennio.

Ecco la scaletta che hanno eseguito all'Idroscalo:

A twisted mind
The scarecrow
Another angel down
Reach out for the light
The story ain’t over
Shelter from the rain
Lost in space
I don’t believe in your love
Avantasia
Serpents in paradise
Promised land

The toy master
Farewell
Sign of the cross/Seven angels


--> Video: gli AvantasiA iniziano il Concerto
--> Video: AvantasiA in The Scarecrow
--> Video: Avantasia in Reach Out For The Light
--> Video: Avantasia in Sign Of The Cross

 

Un grazie a Tobias Sammet per aver ideato questa realtà che sono gli AvantasiA che, come promesso durante il concerto, ritornerà in Italia a breve!